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Harry Potter 

(di C. Columbus con D. Radcliffe e R. Grint)

 

 

Harry Potter è un ragazzino che ha trascorso i primi dieci anni della sua vita sotto le scale della casa dei suoi zii, che non lo amano particolarmente. Un giorno viene a fargli visita un gigante che, dopo avergli rivelato la sua vera identità, lo invita a entrare a far parte della scuola di Magia di Hogwarts. 

 

Harry scopre così che esistono due mondi: quello nel quale ha vissuto fino ad oggi ed un altro fatto di fantasia e magia, ed è in quest'ultimo che vuole vivere.

 

Questo Harry Potter e la pietra filosofale è il film evento dell'anno tratto da un capolavoro letterario che ha riportato per la prima volta i ragazzini al piacere di divorare un libro. Il film presenta momenti visivi di intensa magia che non tradiscono la fantastica seduzione del libro. La consegna della posta effettuata da una flotta di civette che fluttua tra le navate di Hogwarts, una pirotecnica partita di Quidditch (è lo sport nazionale della stirpe dei maghi, in un universo diviso tra chi crede che la magia sia una panzani, i Babbani - cioè noi - e chi la pratica come una scienza), il bel finale con una partita a scacchi condotta con pedine animate alte come un uomo e bardate come cavalieri del santo sepolcro.

 

Tutto ciò che riguarda scenografia, effetti ed ambientazioni non teme di affrontare il giudizio di chi ha amato i libri della Rowling. Se architetture, prodigi visivi e costumi sono all'altezza della fantasia della sua scrittura, non lo stesso si può dire per gli interpreti. Daniel Radcliffe (Harry Potter) è discreto, ma non eccezionale. Spesso inespressivo, sicuramente sorride troppo. Pessimo Rupert Grint (Ron Weasley), capace soltanto di contorcersi in smorfie e autore di battute cretine. La migliore è sicuramente Emma Watson (Hermione Granger), capace di nascondere la sua fragilità dietro una sicurezza apparente, proprio come nel libro.

 

Diverso il discorso per gli attori adulti. L'impressione generale è che siano tutti interessati a intascare l'assegno. Alcuni sono più professionali di altri, ma in generale tutti sembrano non credere in quello che fanno (e soprattutto in quello che dicono). Nonostante la psicologia dei personaggi venga trascurata e alcune cose rimangono non spiegate, non si perde occasione di nobilitare il merchandising, citando a più non posso la Nimbus 2000, la sfera degli incantesimi e le Gelatine Tuttigusti+1.

 

Che sul fenomeno Harry Potter ci fosse anche una grande operazione di mercato era pacifico (e non ci troviamo nulla per cui scandalizzarci), ma che il film stesso diventi un enorme promo per vendere gadget è eccessivo. Insomma, il film vale il biglietto: ma non possiede la magia che meritava.

 

 

   

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