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Il gladiatore

(di R. Scott con R. Crowe e R. Harris)

 

 

Il generale Maximus è il soldato più valoroso agli ordini di Marco Aurelio, il quale, sentendo che il suo impero sta per morire, gli chiede di succedergli per restaurare la repubblica senatoria. 

 

L'ambizioso Commodo, figlio legittimo dell'imperatore, venuto a sapere della volontà paterna, compie il più atroce dei crimini, cercando di sbarazzarsi anche di Maximum. Riuscito a scappare, il generale comincerà una nuova vita in una terra lontana, andando incontro al suo destino: la più plateale delle vendette. 

 

In questo kolossal l'arte e l'industria si coordinano con tale efficacia che non si assiste solo ad una sfilata di combattimenti coreografici, ma si vivono poetici momenti di quiete prima della tempesta grazie a un primo piano o a una mano che sfiora delicatamente spighe di grano. Tanto, tantissimo di tutto compare sulla scena: armi e corazze, combattimenti corpo a corpo, morti e ferite, animali feroci e non, arene e palazzi. 

 

Effetti da paura, mirabolante impiego di tecnologie che garantiscono massima spettacolarità con il minimo impiego di risorse umane, scene di massa, sfondi antichi romani ottenuti in massima parte grazie a scenografie virtuali, sangue a fiumi e teste mozzate. Montaggio serrato, ritmo, velocità e confezione ineccepibile, infine, per un film che affronta il grande pubblico con cura e raffinatezza.

 

Il gladiatore assomma la grandiosità dei film di guerra e toni da tragedia elisabettiana, nobili sentimenti ed esibizioni al testosterone, torbide passioni e un perverso divertimento da curva sud. E lo spettatore si trova nella stessa voyeuristica posizione del civis romano che spia gli amori peccaminosi degli imperatori (nel caso specifico la passione incestuosa di Commodo, ma come dargli torto?, per la bellissima sorella Lucilla, Connie Nielsen) o, dagli spalti del Colosseo, fa il tifo per l'eroico Maximus, incarnato con la giusta riservatezza, severità, muscolarità e coraggio da Russell Crowe.

   

 

 

 

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