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L'ambizioso
Commodo, figlio legittimo dell'imperatore, venuto a
sapere della volontà paterna, compie il più atroce
dei crimini, cercando di sbarazzarsi anche di Maximum.
Riuscito a scappare, il generale comincerà una nuova
vita in una terra lontana, andando incontro al suo
destino: la più plateale delle vendette.
In
questo kolossal l'arte e l'industria si coordinano con
tale efficacia che non si assiste solo ad una sfilata
di combattimenti coreografici, ma si vivono poetici
momenti di quiete prima della tempesta grazie a un
primo piano o a una mano che sfiora delicatamente
spighe di grano. Tanto, tantissimo di tutto compare
sulla scena: armi e corazze, combattimenti corpo a
corpo, morti e ferite, animali feroci e non, arene e
palazzi.
Effetti da paura, mirabolante impiego di
tecnologie che garantiscono massima spettacolarità
con il minimo impiego di risorse umane, scene di
massa, sfondi antichi romani ottenuti in massima parte
grazie a scenografie virtuali, sangue a fiumi e teste
mozzate. Montaggio serrato, ritmo, velocità e
confezione ineccepibile, infine, per un film che
affronta il grande pubblico con cura e raffinatezza.
Il gladiatore assomma la
grandiosità dei film di guerra e toni da tragedia
elisabettiana, nobili sentimenti ed esibizioni al
testosterone, torbide passioni e un perverso
divertimento da curva sud. E lo spettatore si trova
nella stessa voyeuristica posizione del civis romano
che spia gli amori peccaminosi degli imperatori (nel
caso specifico la passione incestuosa di Commodo, ma
come dargli torto?, per la bellissima sorella Lucilla,
Connie Nielsen) o, dagli spalti del Colosseo, fa il
tifo per l'eroico Maximus, incarnato con la giusta
riservatezza, severità, muscolarità e coraggio da
Russell Crowe.
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