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Quale migliore
opportunità per ridare morale alle truppe sovietiche
che l'arrivo di un eroe? Vassili Zaitsev, grazie alle
sue prodezze in battaglia, diventa eroe nazionale e la
fama delle sue gesta giunge fino in Germania. I
tedeschi mandano allora a contrastarlo il maggiore
Konig. La città sotto assedio si trasforma nel luogo
epico del loro duello.
Jean
Jacques Annaud, il regista che ha portato sullo
schermo Il nome della rosa, non è nuovo a sfide
ciclopiche e nell'ambizione di rievocare l'epopea di
Stalingrado trova pane per i suoi denti. Il nemico
alle porte è, infatti, un lavoro produttivo
monumentale e colossole che ricostruisce scene d'epoca
dal forte impatto visivo e consente alle scene di
massa e alle battaglie una magnificenza rara nel
cinema europeo.
Tuttavia, nel
voler spostare il confine della rappresentazione dal
realismo della guerra all'epica del Mito, il film
perde la strada maestra, cade nel patetico e il
risultato è melodrammatico più che drammatico,
magniloquente più che epico, sfarzoso più che
solenne.
La sceneggiatura troppo
spesso si perde in dialoghi scontati e riflessioni
sull'onore, il valore e l'eroismo a buon mercato. E
l'immancabile storia d'amore non arricchisce il
racconto, anzi ha il sapore di un ulteriore
depistaggio. Una nota di merito
va comunque agli attori: bravi, seppure spesso al di
sotto delle loro possibilità. Harris, superlativo
come sempre, riesce a far rabbrividire pur senza
aprire bocca per i primi dieci minuti durante i quali
il suo personaggio viene introdotto.
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