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Sotto
una struttura che si svolge nei meandri del
soprannaturale e che dal thriller sfocia
inopinatamente nell'avventuroso, si nasconde
fondamentalmente un melò (l'amore
"trascendentale" di un uomo per la donna
perduta, che persistendo ne mette in crisi l'integrità
professionale e psichica).
Il tentativo di
approfondire tematiche così elevate viene frustrato
da dialoghi spesso ripetitivi, dalla snervante
ossessività del personaggio principale che una certa
fissità di Kostner non aiuta a lenire,
dall'inevitabile tentazione di cadere nel lacrimevole
e nel compassionevole.
Alla fine, in luogo di un film
che si proponeva come obiettivo di discutere i grandi
interrogativi dell'uomo su quel che succede dopo la
morte, ci ritroviamo a commentare un film luttuoso ed
angoscioso di discutibile qualità. La cosa peggiore
è che il film arriva a giustificare qualsiasi mezzo
per giungere al contatto con la vita ultraterrena.
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