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di
Moretti, La stanza
del figlio. L'analogia però si
limita solo a qualche tratto tematico: la sorda
perdita di senso che segue la morte del ragazzo,
una scena in cui il padre osserva la stanza,
ancora popolata dei suoi oggetti e pervasa dalla
sua presenza. Per il resto il film di Todd Field
appartiene al genere di storie
"dell'abuso": quelle in cui i
personaggi buoni subiscono un torto atroce da
parte di un personaggio cattivissimo e
pazientano fino all'ora della vendetta, che lo
spettatore gusta - non senza provare piacere
sadico - assieme a loro.
Il film ha raccolto 5
nomination alla notte dell'Oscar del 24 marzo
2002 ed ha ragioni da difendere per ambire a
ciascuna di esse (da quella di miglior film a
quella per la miglior sceneggiatura non
originale, a quelle agli attori): maestria
registica, ottima interpretazione degli attori,
"articolata semplicità" di un
argomento non nuovo, ma originale per il suo
taglio intimistico e personale.
Con questo film
il regista s'intrufola nella coscienza americana
del West, ma la sua storia appartiene, in
qualche modo, a noi tutti, regalandoci così, al
suo debutto, un'opera prima di grande intensità.
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