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Jay
non riesce a farsi bastare gli incontri sessuali
e comincia a pedinare Claire, intromettendosi
nella vita famigliare della donna e nella sua
attività di attrice dilettante. Spogliato
dell'aura scandalosa che lo ha avvolto dopo la
vittoria dell'Orso d'oro all'ultima Berlinale,
si scopre che Intimacy - Nell'intimità
è soprattutto un film diverso dagli altri.
Scandaloso, magari: però non per quel che
mostra, ma per il modo in cui lo fa.
Il francese
Patrice Chéreau lo ha girato a Londra,
elaborando liberamente il romanzo omonimo con
altre pagine dello scrittore Hanif Kureishi e
sceneggiandolo assieme a AnneLouise Trividic. Chéreau
ha cercato, a tutti i costi, di mantenere la
cattiveria, l'assenza di autocompiacimento, la
severità (ma non il feroce sense of humour)
dei racconti di Kureishi e la sua regia è
perfetta per tradurre in immagini le intenzioni.
Il regista rischia spesso di scivolare nel
ridicolo e nel già visto, ma si solleva sempre
un attimo prima della rovinosa caduta grazie
alla sua energia e onestà. Notevole, anche
l'utilizzo del sonoro, che spesso sovrasta le
voci dei personaggi con rumori vari e canzoni
eterogenee.
Film di personaggi né veramente
felici né completamente infelici, girato in
modo molto fisico, a tratti quasi
documentaristico, Intimacy somiglia in
maniera sconcertante alla vita reale, al punto
di trasmetterti una specie di disagio. Ma è così
che restituisce una dimensione tragica del
quotidiano, dei rapporti intimi, della difficoltà
di vivere e amare che sarebbe davvero banale
liquidare scandalizzandosi per il sesso.
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