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Presentato
a Cannes 2002, con un gran battage polemico per
la lunghissima scena dello stupro, Irreversible
più che una sconcertante riflessione sulla
violenza, è un'affascinante confessione di
presunzione stellare. Movimenti di macchina
interminabili, montaggio da terrorista
intellettuale, montagne russe visive
ininterrotte e filosofia del Reader's Digest.
Solo la Bellucci, verso la fine del film, quando
la scopriamo alle prese con qualche tenerezza su
Vincent Cassell e sul suo corpo, riesce a
piazzare in questo lager di inquadrature,
qualche traccia di bellezza e vita involontarie.
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