E
così prende la decisione di sequestrare nel pronto
soccorso un gruppo di medici, malati ed infermieri.
Mobilitando l'opinione pubblica, John Q. spera di
salvare la vita di suo figlio.
Il
soggetto del film è serissimo e si basa su un
autentico handicap del sistema americano: chi ha i
dollari può ottenere ciò che vuole, mentre la
protezione sociale è negata ai poveri anche nei casi
di vita o di morte. Per denunciare una realtà così
grave, però, Nick Cassavetes usa metodi
strappalacrime e ricorre a colpi di scena assurdi, che
escludono la possibilità di considerare il suo un
film politicamente impegnato.
Certo,
in un'ottica americana il tema è scottante. E il
regista, figlio di John Cassavettes, con uno stile
simile a quello del padre, costruisce una trama
intrigante per puntare il dito contro un sistema
marcio e colpevole. Peccato che lo sviluppo sia
retorico e ricattatorio. Anche se Denzel Washington,
fresco vincitore di Oscar, è lontano dalle sue
migliori performance e nel complesso nessun interprete
da Robert Duvall (nel ruolo topico del poliziotto alla
vigilia della pensione) a Ray Lotta (capo della
polizia), da James Woods (primario dell'ospedale
vendutosi al dio denaro) a Anne Heche (cinica
amministratrice ospedaliera) brilli per la sua
interpretazione, il messaggio etico e sociale di John
Q non può passare inosservato.