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John Q.

(di N. Cassavetes con D. Washington e R. Duvall)

 

 

John Q. Archibald è un uomo comune, operaio di fabbrica, che si prende cura della propria famiglia. La moglie Denise e il figlio Michael sono tutto il suo mondo. Di fronte al rifiuto da parte dell'ospedale di operare il figlio, affetto da una grave malattia cardiaca, John Q. non ha scelta.

 

E così prende la decisione di sequestrare nel pronto soccorso un gruppo di medici, malati ed infermieri. Mobilitando l'opinione pubblica, John Q. spera di salvare la vita di suo figlio.

 

Il soggetto del film è serissimo e si basa su un autentico handicap del sistema americano: chi ha i dollari può ottenere ciò che vuole, mentre la protezione sociale è negata ai poveri anche nei casi di vita o di morte. Per denunciare una realtà così grave, però, Nick Cassavetes usa metodi strappalacrime e ricorre a colpi di scena assurdi, che escludono la possibilità di considerare il suo un film politicamente impegnato.

 

Certo, in un'ottica americana il tema è scottante. E il regista, figlio di John Cassavettes, con uno stile simile a quello del padre, costruisce una trama intrigante per puntare il dito contro un sistema marcio e colpevole. Peccato che lo sviluppo sia retorico e ricattatorio. Anche se Denzel Washington, fresco vincitore di Oscar, è lontano dalle sue migliori performance e nel complesso nessun interprete da Robert Duvall (nel ruolo topico del poliziotto alla vigilia della pensione) a Ray Lotta (capo della polizia), da James Woods (primario dell'ospedale vendutosi al dio denaro) a Anne Heche (cinica amministratrice ospedaliera) brilli per la sua interpretazione, il messaggio etico e sociale di John Q non può passare inosservato.

 

 

 

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