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Di
recente Hollywood ha maturato un interesse
davvero notevole per rapine e rapinatori. Tolto
l'impegno produttivo, per il resto, La rapina
è un film una spanna sotto la sufficienza.
Nessuna trovata particolarmente originale,
nessuna scena memorabile e nessun personaggio
davvero carismatico. Prima e dopo c'è un film
già visto molte altre volte, colorato qua è là
da navigati professionisti della criminalità su
grande schermo, con l'immancabile animazione
computerizzata, le ovvie svolte alla Tarantino,
la moltiplicazione inutile delle inquadrature.
Nonostante
la ossessiva estrogenazione delle immagini, il
film non sa inventarsi niente di diverso di una
carneficina tra complici che litigano dopo
l'esecuzione della rapina ed una fuga col
malloppo di uno di essi insieme all'inevitabile
involontario testimone. Che diventa la variabile
decisiva per l'evoluzione dell'intreccio.
A
conti fatti - coadiuvato in primis dalla verve
di un Costner che proprio non riesce a non
divertirsi e si cala ardentemente anche nei
panni più stinti - Litchenstein mette in fila
nell'arco delle due dilatate orette più
tentativi di autoironia e esplosioni
"ludiche" di quanto sia lecito
aspettarsi da un "pubblicitario".
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