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La sua musica è ascoltata
in tutto il mondo e raggiunge la cripta dove
dorme da secoli la regina Akasha, ridestandola.
Il
film è tratto dal secondo romanzo della serie
"The Vampire Chronicles" di Anne Rice.
Al primo era ispirato Intervista col vampiro,
ma tra i due film non c'è alcun rapporto di
parentela. Non ci sono le creature languide e
tormentate del primo episodio, completamente
abbandonato lo splendore decadente di New
Orleans e la sensualità morbosa dei suoi
notturni inquilini.
Il vampiro Lestat è
tornato, ma fa la rockstar e si muove
nell'underground dark dei fumosi nightclub
londinesi, mosso dal desiderio di risvegliare i
suoi simili e placare una sete di vita
apparentemente priva di limiti. La sensazione
che si ha di fronte a questo sequel è quella di
trovarsi al cospetto di un prodotto
completamente diverso rispetto all'originale.
In
meno di ore si assiste all'entrata in scena di
società segrete e di vere e proprie famiglie di
non morti, si diventa spettatori della
resurrezione di Akasha e della vita notturna dei
giovani vampiri londinesi.
Le immagini viaggiano
più al ritmo della colonna sonora
(un'impressionante susseguirsi di chitarre in
distorsione e violini firmati per lo più dai
Korn) che non seguendo una narrazione coerente
mentre i vari comprimari, nonostante alcune
sequenze suggestive, non hanno il tempo di
entrare a far parte della storia. Gli
appassionati che attendevano da tempo il seguito
di Intervista con il vampiro avrebbero di
certo preferito un prodotto di prima classe qual
era il film di Neil Jordan.
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