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La stanza del figlio

(di N. Moretti con N. Moretti e L. Morante)

  

 

Una storia ambientata ad Ancona, un conflitto generazionale che si dipana all'interno di una famiglia qualunque. Il padre psicanalista, la moglie e i loro due figli, un maschio e una femmina. Le incomprensioni familiari scaturiscono in tragedia con la morte dolorosa del figlio. 

 

E la morte, vista come una delle sofferenze maggiori che si possono trovare ad affrontare due genitori, sarà il tema centrale di tutta la vicenda. La stanza del figlio è una riflessione sul dolore, è l'opera di un uomo che dimostra di aver raggiunto una piena maturità psicologica ed artistica. 

 

è un film morettiano nel senso che non rinnega tutto ciò che lo ha preceduto e ne è lo sviluppo coerente. Non è un film morettiano perché privo dei capricci e dei vezzi, delle battute e degli effetti ritenuti propri del suo stile da molti ammiratori, dell'autocompiacimento e dell'autocitazionismo che hanno fatto la fortuna degli ultimi due film. 

 

Come ogni film di Nanni anche questo è ricco di spunti di riflessione e di pensiero, di incastri e di doppi fondi che evidenziano il grande lavoro che sta dietro al risultato e che si prestano a riletture rivelatrici. Quel che manca è la dimensione sociologica e politica, ogni tentativo di generalizzare sulla condizione giovanile e adolescenziale è scoraggiato, le ricette per interpretare la presunta aridità dei ragazzi d'oggi e spiegare perché i figli ammazzano i genitori neanche l'ombra. 

 

Il film, avaro di battute semplici e facilmente memorizzabili, ha però delle scene bellissime e dei momenti elevati che culminano in un finale sospeso e ragionevolmente possibilista verso il buonsenso secondo cui la vita continua. La recitazione è la novità più forte: mai avevano avuto tanto spazio gli altri e mai il risultato era stato così alto. Adolescenti indovinatissimi anche nel loro corrispondere all'idea morettiana di pulizia, ma senza diventare finti. 

 

Compagnia molto affiatata quella dei pazienti e di tutti gli altri comprimari. Bravissima Laura Morante che ha creduto al film e al suo personaggio e non sbaglia una sfumatura. E non era facile in un film così inondato dalle lacrime, palpitante e fortissimo.

     

 

 

 

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