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Mi chiamo Sam

(di J. Nelsen con S. Penn e M. Pfeiffer)

 

 

La storia di Sam, un ragazzo semi-autistico il cui unico amore ed orgoglio è la figlia di sette anni. Quando le autorità minacciano di portargliela via per affidarla ad una famiglia "normale", Sam farà di tutto per tenerla con sé. Un'avvocatessa di straordinaria bravura si prenderà a cuore il caso di Sam e lo affiancherà nella sua battaglia. 

 

Mi chiamo Sam è uno di quei classici film che sembrano fatti apposta per suscitare dibattiti attorno a problemi assai controversi come, ad esempio, quello delle famiglie anomale. Il film evoca le atmosfere di Kramer contro Kramer, semplificando il dilemma ma non riducendo il pathos che scaturisce quando in gioco ci sono i sentimenti familiari.

 

Ma la regista si rivela molto accorta a non cadere mai nel mieloso, grazie anche ad un originale taglio semi-documentaristico che alleggerisce la messa in scena che resta solo gravata da qualche lungaggine. Una menzione particolare merita la colonna sonora composta in gran parte da canzoni dei Beatles arrangiate ed eseguite per il film da artisti del calibro di Ben Harper, Sarah McLachlan, Eddie Vebber e Sheryl Crow.

 

Due sono però i punti deboli di questa commedia agro-dolce: l'interpretazione di Michelle Pfeiffer, insolitamente troppo sopra le righe nei panni di un avvocato arrivista che si trova suo malgrado coinvolta nel caso di Sam e che, a contatto con quest'uomo, impara l'umiltà e l'amore per i figli, e un finale troppo buonista che, sebbene faccia tirare un sospiro di sollievo, lascia alla fine un pò di amaro in bocca perché i tasselli che tornano tutti nella giusta posizione quasi per magia non convincono.

 

 

 

 

 

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