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Mi
chiamo Sam è uno di quei classici film che
sembrano fatti apposta per suscitare dibattiti attorno
a problemi assai controversi come, ad esempio, quello
delle famiglie anomale. Il film evoca le atmosfere di Kramer
contro Kramer, semplificando il dilemma ma non
riducendo il pathos che scaturisce quando in gioco ci
sono i sentimenti familiari.
Ma la regista si rivela
molto accorta a non cadere mai nel mieloso, grazie
anche ad un originale taglio semi-documentaristico che
alleggerisce la messa in scena che resta solo gravata
da qualche lungaggine. Una menzione particolare merita
la colonna sonora composta in gran parte da canzoni
dei Beatles arrangiate ed eseguite per il film da
artisti del calibro di Ben Harper, Sarah McLachlan,
Eddie Vebber e Sheryl Crow.
Due sono però i punti
deboli di questa commedia agro-dolce:
l'interpretazione di Michelle Pfeiffer, insolitamente
troppo sopra le righe nei panni di un avvocato
arrivista che si trova suo malgrado coinvolta nel caso
di Sam e che, a contatto con quest'uomo, impara
l'umiltà e l'amore per i figli, e un finale troppo
buonista che, sebbene faccia tirare un sospiro di
sollievo, lascia alla fine un pò di amaro in bocca
perché i tasselli che tornano tutti nella giusta
posizione quasi per magia non convincono.
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