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Nella morsa del ragno

(di L. Tamahori con M. Freeman, M. Potter e M. Wincott)

 

 

Alex Cross, dopo una lunga e fortunata carriera come detective, psicologo ed autore di romanzi di successo, ha deciso di ritirarsi, ma un indizio lasciato nella sua cassetta delle lettere lo convince ad interessarsi ad un caso di rapimento.

 

Aiutato dall'agente dei Servizi Segreti Jezzie Flannigan, Cross si troverà a contrastare un folle criminale, la cui massima aspirazione è diventare il protagonista del prossimo libro del popolare autore di cui e un appassionato lettore.

 

Tratto dall'omonimo best seller di James Patterson, il primo sul detective-psicologo-scrittore Alex Cross, il film è un thriller psicologico dal ritmo serrato che possiede un numero di colpi di scena regolamentari per rilanciare attese e depistamenti nello spettatore ma li srotola in modo inevitabile e meccanico. Nonostante il genere in questione permetta di analizzare interiormente i protagonisti e alla fine anche noi stessi, il film rivela una facile psicologia con cui non si riesce mai a scavare nel profondo dell'animo di nessun personaggio, dando così una sterile introspezione dei soggetti e perdendo l'attenzione del pubblico.

 

Non si racconta di più di un film come Nella morsa del ragno, il cui unico interesse è rappresentato dallo sviluppo dell'azione e dai suoi esiti, ancorché non imprevedibilissimi. Per il resto, la pur competente regia non riesce a evitare quella che è ormai la cifra di gran parte del cinema americano: un'estetica da tv-movie a schermo più grande e con qualche dose supplementare di violenza.

 

 

 

 

 

 

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