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Dopo
i polizieschi e gli horror, la satira hollywoodiana si
autoalimenta traendo ispirazione dalle commedie
adolescenziali di grande successo sullo stile di American
Pie e Mai stata baciata. Il risultato però
è qualcosa di ancora più volgare e becero, un luogo
del nulla, dove nulla si racconta e, quindi, nulla si
crea. Un "patchwork" senza senso e che
sembra non finire mai per un'operazione commerciale
priva di ogni senso compiuto.
In uno dei soliti college americani ci appaiono, descritti come nelle
didascalie delle fotografie di una rivista
scandalistica, i soliti personaggi già visti e
rivisti più volte. Il regista infarcisce la storia
con scenette triviali e al limite del disgustoso. Il
suo passato di autore di video musicali si nota
soprattutto nell'uso quasi ossessivo del commento
musicale che ci accompagna per tutta la durata del
film.
La scelta delle musiche, bisogna però dire,
costituisce una delle poche cose positive dell'opera.
Così come apprezzabili sono alcune scene di balletti
che risultano ben orchestrate. Gli interpreti, alcuni
sono dei ballerini professionisti, svolgono il loro
compitino con diligenza rimanendo nei clichet dei film
del genere, ma di più da loro, non si poteva
pretendere.
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