Home > Terzaet@ News > Svago & Divertimenti > Cinema & Programmi TV > Archivio: lettera O > "O" come Otello

 

 

"O" come Otello

(di T. Blake con M. Phifer e J. Hartnett)

 

 

In una scuola privata d'elite nel profondo Sud degli Stati Uniti, lo studente di colore Odin è una promessa della pallacanestro. La vita di Odin sembra essere perfetta: la sua ragazza Desi lo ama profondamente e l'allenatore ha a cuore il suo futuro. 

 

Hugo, figlio del coach e giocatore nella squadra scolastica, è invidioso di Odin e trama alle sue spalle. Hugo sottilmente riesce ad insinuare il dubbio in Odin che Desi lo tradisca con Micheal, nel momento in cui Odin crede di averne la certezza, nulla riesce a trattenere il suo furore.

 

Ambientato in una scuola di élite nel Sud degli Stati Uniti, il regista sceglie come campo d'eroismo non le battaglie ma la pallacanestro, e non risparmia nulla della cosiddetta problematica giovanile: violenza, razzismo, discoteca, coppie interrazziali, conflitto con i genitori, compagni di stanza, droghe (specialmente steroidi e cocaina), l'amore adolescenziale contrastato dalle famiglie, la sete di potere di una moglie insoddisfatta, il dramma di un padre tradito dalle proprie figlie. Sono archetipi della cultura occidentale, buoni per ogni epoca e per ogni spettatore.

 

La gelosia, poi… Cosa c'è di più universale della gelosia. Allora: prendiamo Otello, ambientiamolo in un college americano, sostituiamo i campi di battaglia con quelli da basket aggiungiamo un pò di droga e di conflitto razziale, accompagniamo il tutto con della sana musica rap. Ovviamente il testo originale va cambiato per adeguarlo ai tempi, ed alcuni personaggi aggiunti o trasformati per costruire un'adeguata struttura drammaturgica.

 

Ma a questo punto ci si chiede: e Shakespeare? Dove è finito? Tutto è emotivamente semplificato, recitato con solennità irragionevole, raccontato nel modo ingenuo e ovvio dei film per ragazzi (un confronto emblematico tra colombi innamorati e falchi aggressivi viene ostentato come una finezza): forse non c'era bisogno di ricorrere a Shakespeare per una simile storia di invidia, gelosia, tradimento.

 

 

 

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati