|
Ben
diretto da Henry Bromell, alla sua prima fatica
cinematografica, il film si inserisce nel solco
delle opere quali Terapia e pallottole
e Gun shy, dove inveterati e incalliti
criminali sprofondano in un cupo disagio
rimettendo in discussione la vita violenta
condotta fino ad allora.
Ma
se per i film citati i toni della commedia sono
quelli che prevalgono, in Panic le
tematiche che affiorano, a volte abbozzate a
volte più sviluppate, sono quelle care a
Sofocle e Shakespeare e, naturalmente, alla
moderna psicoanalisi. La
rappresentazione è venata da una tenerezza di
fondo, sottolineata da una fotografia
sovraesposta e da una colonna sonora soft, ma
soprattutto dallo sguardo malinconico e intenso
del bravissimo William Macy che sembra essere
nato appositamente per recitare in questi ruoli.
Misurata
e mai sopra le righe è anche la brava Tracey
Ullman, anche lei perfettamente ritagliata nel
ruolo della moglie paziente e comprensiva nei
confronti delle ugge del marito. In conclusione,
abbiamo visto un buon film con un finale che
potrebbe anche sembrare scontato se non fosse
che abbiamo a che fare con l'insondabile e
imprevedibile psiche dell'animale chiamato uomo.
|