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Panic

(di H. Bromell con W. H. Macy, B. Bai e T. Ullman)

 

  

Alex si trova nella tipica crisi dei quarant'anni, deluso della sua vita familiare e professionale. Per cercare di venir fuori da questo stato di panico fa ricorso ad un avvocato, nel cui studio incontra Sarah, che gli farà girare al testa.

 

Ben diretto da Henry Bromell, alla sua prima fatica cinematografica, il film si inserisce nel solco delle opere quali Terapia e pallottole e Gun shy, dove inveterati e incalliti criminali sprofondano in un cupo disagio rimettendo in discussione la vita violenta condotta fino ad allora.

 

Ma se per i film citati i toni della commedia sono quelli che prevalgono, in Panic le tematiche che affiorano, a volte abbozzate a volte più sviluppate, sono quelle care a Sofocle e Shakespeare e, naturalmente, alla moderna psicoanalisi. La rappresentazione è venata da una tenerezza di fondo, sottolineata da una fotografia sovraesposta e da una colonna sonora soft, ma soprattutto dallo sguardo malinconico e intenso del bravissimo William Macy che sembra essere nato appositamente per recitare in questi ruoli.

 

Misurata e mai sopra le righe è anche la brava Tracey Ullman, anche lei perfettamente ritagliata nel ruolo della moglie paziente e comprensiva nei confronti delle ugge del marito. In conclusione, abbiamo visto un buon film con un finale che potrebbe anche sembrare scontato se non fosse che abbiamo a che fare con l'insondabile e imprevedibile psiche dell'animale chiamato uomo.

    

 

 

 

 

 

 

 

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