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Passione ribelle

(di B. B. Thornton con M. Damon e P. Cruz)

 

 

È il 1949 e la via del West, irta di pozzi petroliferi e solcata dalle autostrade, sarebbe irriconoscibile anche agli occhi di John Wayne. Nostalgico dei cieli alla Marlboro Country e degli orizzonti senza fine il giovane texano John Grady Cole, che ha perduto il ranch paterno, se ne va a fare il cowboy nel Messico incontaminato, assieme all'amico Lacey. 

 

Crede nell'onestà e nel duro lavoro; ma le grane non gli mancheranno, a partire dall'incontro con un pistolero minorenne per arrivare a quello con Alejandra, la bella figlia del suo datore di lavoro messicano di cui s'innamora, riamato. S'intende che il ricco Don Hector, barone del bestiame all'antica, non può sopportare l'unione tra la sua rampolla e un gringo spiantato.

 

Il Mito della Frontiera è al centro della vicenda raccontata in Passione ribelle e ancor prima del romanzo da cui il film è stato tratto, il best seller "Cavalli selvaggi" di Corman McCarthy, primo capitolo di una "Trilogia della Frontiera" completata successivamente con "Oltre il confine" e "Città della pianura". Gli altri ingredienti sono quelli del classico romanzo americano di formazione: il senso dell'amicizia, la lealtà, l'onore, la perdita dell'innocenza, ovvero il rito di passaggio verso l'età adulta.

 

Per il regista Billy Bob Thornton, al suo secondo film,  il romanzo di McCarthy è il pretesto per esprimere la nostalgia di un mondo duro e puro e dei paesaggi immacolati e selvaggi del grande cinema western. Senza dimenticare i cavalli, selvaggi e non, attorno ai quali ruota parte della vicenda raccontata e che sono protagonisti anche di una delle scene più belle e spettacolari del film, in cui i due giovani cowboys devono domarne ben sedici in tre giorni sotto gli occhi stupiti ed ammirati dei contadini messicani. 

 

Un elogio particolare merita lo sceneggiatore Ted Tally che ha saputo dosare sapientemente avventura e romanticismo (la storia d'amore non è così centrale come sembra alludere ambiguamente il titolo italiano), contenendo i dialoghi fino alla laconicità e lasciando spazio ai rumori naturali e alle sonorità della partitura del musicista country Marty Stuart.

   

 

 

 

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