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Pearl Harbor

(di M. Bay con B. Affleck, J. Hartnett e J. Voight)

 

  

Rafe e Danny, amici d'infanzia, sono due tra i migliori piloti dell'aviazione a stelle e strisce. Evelyn è un'infermiera che ha una storia d'amore con Rafe. Ma la guerra infuria in Europa e Rafe non sopporta di attendere con le mani in mano. Intanto, il Giappone sta preparando l'attacco a Pearl Harbor. Il 7 dicembre 1941 si avvicina

 

Pearl Harbor un film nato dopo una durissima battaglia sul budget tra Bruckheimer e la Disney e, a dispetto di errori di ricostruzione storica e polemiche da parte di americani di origine giapponese, è un ciclopico strumento di spettacolo che fa leva su due luoghi irrinunciabili nel cinema: amore e guerra. 

 

è, infatti, un film postmoderno, malgrado il tono vecchio stile, le frasi retoriche e le battute che lo spettatore smaliziato è in grado di anticipare a colpo sicuro, perché, più che di regia, è un film di produzione e perché mischia i generi equilibrandoli e compensandoli con la bilancia: il dramma sentimentale e la commedia, il film di guerra e il "disaster movie", il film medico e la soap opera televisiva.

 

La perizia e la tecnica con cui sono state ricostruite le scene di battaglia e gli avvincenti duelli aerei spingerebbero a soprassedere sulle inesattezze storiche, le fughe dall'attendibilità, le impennate di retorica, le immancabili battute stupide alle quali gli americani non rinunciano nemmeno in punto di morte.

 

Ma forse non bastano lo spettacolo (della distruzione) e le intrigante banalità della storia d'amore per costringere la gente a guardare il film per quasi tre ore. Motivo per cui il film negli Usa ha faticato a "decollare" nei primi giorni di programmazione (per poi viaggiare a pieno regime). Motivo per cui questo kolossal di sicuro successo in Italia forse faticherà a catturare l'attenzione degli spettatori in cerca d'emozioni ma senza l'alibi del patriottismo americano.

   

 

 

 

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