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Rat Race

(di T. Hackford con R. Crowe, M. Ryan e D. Morse)

 

 

Donald Sinclair, il miliardario magnate dei casinò di Las Vegas, ha creato un gioco scommessa molto originale e mai visto: "rat race". I "concorrenti" ammessi al gioco saranno coloro che, baciati dalla fortuna si ritroveranno tra le mani le sei monete d'oro, coniate per l'occasione, che Sinclair ha messo in sei diverse slot-machine.

 

In palio ci sono due milioni di dollari in contanti nascosti in un armadietto di Silver City, New Mexico. Chi arriva primo alla meta vince. Quello che i "concorrenti" non sanno è che Sinclair e i suoi super scommettitori malati del gioco stanno seguendo ogni loro mossa – come un branco di cavie da laboratorio – e fanno scommesse sull'esito finale!

 

Con Rat Race, Jerry Zucker torna alla commedia ma sconfessa la demenzialità che lo ha reso famoso insieme al fratello David e a Jim Abrahams (Ridere per ridere, L'aereo più pazzo del mondo), anche prima della gloria di Ghost. Ma dimostra come quella fosse, in fondo, intimamente apparentata con la comicità spensierata e surreale di tante commedie degli anni Sessanta, del cui spirito è interamente permeato Rat Race.

 

Un'operazione che forse dispiacerà ai fans de La pallottola spuntata ma che farà sicuramente la festa di una intera generazione che si ritroverà morsa da un senso di indefinibile nostalgia per certe domeniche pomeriggio trascorse, con un bastoncino di liquirizia tra i denti, nelle sale parrocchiali.

 

Impossibile non constatare che la produzione è infinitamente troppo ricca (48 milioni di dollari di budget) rispetto alle potenzialità commerciali della sceneggiatura e del cast, che annaspa in una confezione extra lusso (interni molto elaborati, numerosi esterni, molti effetti speciali e distruzioni di veicoli).

 

 

 

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