In palio ci
sono due milioni di dollari in contanti nascosti
in un armadietto di Silver City, New Mexico. Chi
arriva primo alla meta vince. Quello che i
"concorrenti" non sanno è che
Sinclair e i suoi super scommettitori malati del
gioco stanno seguendo ogni loro mossa – come
un branco di cavie da laboratorio – e fanno
scommesse sull'esito finale!
Con
Rat Race, Jerry Zucker torna alla
commedia ma sconfessa la demenzialità che lo ha
reso famoso insieme al fratello David e a Jim
Abrahams (Ridere per ridere, L'aereo
più pazzo del mondo), anche prima della
gloria di Ghost. Ma dimostra come quella
fosse, in fondo, intimamente apparentata con la
comicità spensierata e surreale di tante
commedie degli anni Sessanta, del cui spirito è
interamente permeato Rat Race.
Un'operazione che forse dispiacerà ai fans de
La pallottola spuntata ma che farà sicuramente
la festa di una intera generazione che si
ritroverà morsa da un senso di indefinibile
nostalgia per certe domeniche pomeriggio
trascorse, con un bastoncino di liquirizia tra i
denti, nelle sale parrocchiali.
Impossibile non
constatare che la produzione è infinitamente
troppo ricca (48 milioni di dollari di budget)
rispetto alle potenzialità commerciali della
sceneggiatura e del cast, che annaspa in una
confezione extra lusso (interni molto elaborati,
numerosi esterni, molti effetti speciali e
distruzioni di veicoli).