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Ravanello pallido

(di G. Costantino con L. Littizzetto e G. Barra)

 

 

Gemma, una anonima segretaria che lavora in un'agenzia di top model, vive un profondo senso di inadeguatezza al continuo passaggio di bellezze sfolgoranti. Sfruttata dal suo boss, con l'unico diversivo del suo fidanzato detto Mummia, Gemma improvvisamente e contro ogni previsione trova la strada del successo.

 

Notissima agli spettatori della tv, dopo qualche particina sul grande schermo Luciana Littizzetto debutta come protagonista assoluta di Ravanello pallido, in cui traccia la sua propria biografia di donna non bella ma sagace, per dimostrare la possibilità di essere normali. Butta a mare le sue alter ego, le sue battute scurrili (e spesso deliziose) per calarsi ambiziosamente in una storia che ha un inizio ed un epilogo, che ambisce ad avere un suo spessore.

 

è questo, il pregio e allo stesso tempo il limite del film. Il quale è una satira dell'ambiente dello show business italiano ben scritta e ben recitata ma incardinata su una mitologia cenerentolesca, quella di My Fair Lady e di Pretty Woman, che è difficilmente rinnovabile. Le gag lasciano il posto alla commedia, le battute sono rade e prive della solita triviale efficacia e la noia, in situazioni più realistiche che divertenti, è sempre in agguato.

 

Luciana Littizzetto è brava e simpatica, ma è sicuramente più adatta al ruolo di woman show televisivo che alla recitazione cinematografica. Quando si esibisce, solitamente, ci regala gustosi bozzetti della nostra società maschilista e ipocrita, rivelando con brio e gustosa scurrilità le segrete coordinate del pensiero femminile. Qui invece, adattata al cinema e incanalata nei limiti di un personaggio che vuole essere macchiettistico e realistico al tempo stesso, la comica torinese finisce con l'apparire "dimezzata": un pò pungente, un pò tenera, un pò agguerrita e un pò indifesa.

 

Alla fine è proprio lei a non convincere, o, meglio ancora, è il personaggio che le viene cucito addosso il vero punto debole della pellicola. Prova ne è il fatto che, solo quando la protagonista, Gemma, viene a trovarsi a proprio agio davanti alle telecamere, la Littizzetto fa ridere di gusto. 

   

 

 

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