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La
donna rileva una vecchia panetteria e la trasforma in
pasticceria, tra la diffidenza dei paesani, la
curiosità di alcuni di loro meno integrati e
l'esplicita ostilità del giovane parroco, quello che
fin dall'inizio si mostra come il suo vero nemico.
Cioccolatini, biscotti, torte, aromi invitanti e
colori vivacissimi sono la testimonianza di allegria e
vitalità, un vero e proprio richiamo al piacere e un
invito a socializzare.
I legami di amicizia che
iniziano a stringersi intorno alla pasticceria e alla
sua proprietaria hanno protagonisti particolari: il
vecchio professore dolce e malinconico con il suo cane
malato, la moglie irrequieta e cleptomane del violento
proprietario dell'unico bar del villaggio,
l'irriverente ed eccentrica signora che, ormai troppo
vecchia e troppo intelligente per temere il giudizio
altrui, sa prendersi gioco di tutto il perbenismo che
la circonda.
Pregiudizi contro libertà, tristezza
contro vitalità, rancore contro disponibilità: due
mentalità, due culture si scontrano attraverso la
vetrina accattivante della Céleste Praline (è
il nome della pasticceria di Vianne). Le figure di
Vianne e della bambina, Anouk, sono davvero ben
delineate, sincere, vive, felicemente ambigue;
veramente intensa è la figura di Armande, la vecchia
signora eccentrica, dal cuore giovane e
dall'intelligenza vivissima.
Il
romanzo si conclude con l'idea di un nuovo figlio che
cresce nel grembo di Vianne (figlio suo e di una notte
magica), e con l'inesauribile desiderio di ritrovare
altri spazi, altri luoghi, altre avventure, reali o
forse solo dell'anima e del cuore: l'essenziale è che
abbiano sempre quel delizioso, inebriante profumo di
cioccolato.
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