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E allora il marito, David, decide di dare una
svolta alla sua vita. Abbandona le arguzie sarcastiche
con le quali non risparmiava nessuno, nemmeno la
moglie e i figli, e rinuncia a versare veleno su tutto
e tutti nella rubrica che firmava regolarmente su un
quotidiano locale; insomma smette di essere
"l'uomo più arrabbiato di Holloway" per
diventare buono. Ma buono sul serio, facendo perdere a
Katie ogni punto di riferimento.
Ancora
una volta Hornby colpisce nel segno, con ironia
dissacrante, e ci dimostra quanta retorica e quanta
insensatezza stia dietro a molte delle nostre radicate
convinzioni. Cos’è in fondo la bontà? Ed essendo
buoni, è possibile non essere al tempo stesso
creduloni, ingenui, persino un pò stupidi? La vena
ironica di Hornby colpisce nel segno e fa riflettere
senza nessun atteggiamento didascalico.
Un romanzo
interessante e divertente, anche se non tutti pensano
che si tratti dell’opera migliore dell'autore
inglese quarantaquattrenne. «Il suo ritratto della
famiglia media alle prese con il bello e il brutto
della vita coniugale – ha scritto Giuseppe Culicchia
– per quanto pieno di umanità, pare tuttavia meno
sentito rispetto ai romanzi precedenti, scritto più
con la testa che col cuore».
Forse è il prezzo da
pagare alla maturità, alla consapevolezza,
all’esperienza di vita che fa riflettere più con la
testa che con il cuore, organo quest'ultimo
caratteristico della gioventù. Spostando il suo
sguardo arguto e intelligente sui temi della famiglia,
dell'amore coniugale e dell'amore, con questo
nuovo romanzo Hornby aggiunge una nota di amarezza al
suo consueto, irresistibile humour, l'amarezza di
chi è determinato a mettere a nudo le nostre
ipocrisie, grandi e piccole, le debolezze e le
menzogne che non vorremmo ammettere.
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