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L'ombra del coyote

(di Michael Connelly - Piemme 2001)

 

 

Un'altra avventura del detective Harry Bosch attesissima dai lettori di Connelly e che non delude le aspettative. Anzi, si potrebbe dire, è ancora più caratterizzata nelle peculiarità psicologiche e narrative di questo autore. La vita di Harry Bosch è un disastro. La sua casa, danneggiata dal terremoto, è condannata alla demolizione. 

 

La sua ragazza l'ha lasciato. L'alcol lo sta distruggendo. Come se non bastasse, è stato sospeso dalla polizia per aver aggredito il suo capo. E ora è costretto a recarsi in terapia da una psicologa, la dottoressa Carmen Hinojos, che dovrebbe aiutarlo a modificare i suoi comportamenti violenti. Nel corso dei colloqui emerge il suo bisogno di affrontare una tragedia che lo ossessiona da sempre: la morte di sua madre, una giovane prostituta, uccisa brutalmente trent'anni prima.

 

Bosch inizia così una sua indagine personale per scoprire l'assassino, rimasto impunito per tutto quel tempo. Le sue domande provocano il panico nelle stanze del potere e, man mano che la verità viene a galla, diventa sempre più evidente che qualcuno è disposto a tutto, anche a uccidere, pur di tenerla nascosta. Qualcuno di molto potente, di molto astuto, di molto pericoloso.

 

La psicologia del protagonista è in questo romanzo al centro dell’attenzione, proprio perché lo spunto narrativo parte da delle sedute psicoanalitiche: un uomo solo, amareggiato, quasi smarrito, eppure determinato, forte e coraggioso. Queste contraddizioni, che hanno reso famoso Bosch, entrano con perfetta armonia in un thriller dal sicuro impianto, avvincente fino all’ultima pagina, carico di suspense, ambientato in una Los Angeles violenta e corrotta messa in crisi più dalla verità che dal terremoto da cui era stata colpita.

 

 

 

 

 

 

 

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