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Eccolo, il cruccio di
Luke Chandler, un bambino di sette anni che, come un
fulmine, entra nella nostra vita e ci racconta
un'America contadina di sofferenze e di incanti - le
piantagioni, i braccianti, i tramonti dell'Arkansas
nel 1952. Ma quella che da lontano appare come una
scena agreste si rivela essere, da vicino, un luogo di
mille tensioni.
Ne La casa dipinta l'autore di
celebri legal-thriller tenta l'autobiografia
romanzata. Il libro è, infatti, l'opera prima di una
nuova stagione letteraria: un romanzo suggestivo e
coinvolgente che si riallaccia con successo alla
grande tradizione del romanzo americano autobiografico
e del romanzo di formazione. è
il racconto di un sofferto itinerario dall'innocenza
alla consapevolezza della realtà, che conferma
l'abilità narrativa di Grisham anche al di fuori
dell'ambito in cui siamo soliti apprezzarla.
Il libro
è decisamente ben scritto, scorrevole, con una
fraseggiatura veloce, scandita da proposizioni brevi
ma efficaci. John Grisham si conferma abile
assemblatore di storie, ma sfortunatamente non riesce
a staccarsi troppo dallo stile del romanzo di genere.
Il racconto è infatti spesso superficiale,
ripetitivo, e la focalizzazione interna costringe ad
una narrazione sincronica troppo densa. Luke Chandler,
pur essendo soltanto un bambino di sette anni, ha una
visione troppo riflessiva, in cui eccessivo è il peso
dell’elaborazione estetica.
I personaggi del romanzo
sono privi di spessore, figure troppo visibili che
sembrano più adatte ad una rappresentazione pittorica
che a una narrativa. John Grisham in definitiva sembra
risentire ancora troppo dei difetti del best-selling
style, sebbene questa escursione autobiografica non
abbia nulla da invidiare alle sue storie più famose. |