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In tutta risposta i
giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio hanno
realizzato il presente volume analizzando con acida
arguzia, da destra a sinistra, gli affari e i
malaffari di 30 illustri esponenti della classe
dirigente italiana accertati e raccontati dai giudici
con mandati di cattura, rinvii a giudizio e
soprattutto sentenze.
Andreotti
ha mentito ai giudici almeno ventitré volte: era
amico di vari mafiosi, incontrò un boss a
quattr'occhi e Sindona latitante. Berlusconi ha
giurato il falso sulla P2, corrotto la Guardia di
Finanza e imbottito Craxi di miliardi illegali.
Martelli le tangenti le intascava, ma le pagava pure,
per il tonno Nostromo nelle mense scolastiche.
Pomicino faceva pagare agli imprenditori persino i
suoi voti alla Madonna. Bossi, De Michelis e La Malfa
sono pregiudicati per la maxitangente Enimont. Romiti
lo è per falso in bilancio. Dell'Utri e Biondi per
frode fiscale. Sgarbi è un truffatore dello Stato:
alla Soprintendenza di Venezia, in tre anni ha
lavorato tre giorni. D'Alema ha preso soldi sottobanco
da un imprenditore legato alla malavita. E poi
Bassanini, Benvenuto, Carra, Bobo Craxi, De Carolis,
Formigoni, Loiero, Montezemolo, Occhetto, Tognoli,
Visco, Vitalone.
I due autori hanno dimostrato con una
narrazione esatta, incalzante e puntigliosa che la
legge, qui da noi, non è uguale per tutti. La paura
più grande non sta nell'accettare che il nostro paese
sia o non sia questa fantomatica repubblica delle
banane, instabile e corrotta, ma nel trovarsi di
fronte un futuro in cui la storia d'Italia sarà
scritta, anziché in Parlamento, nelle Procure.
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