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Nati due volte 

(di Giuseppe Pontiggia - Mondadori 2000)

 

 

Amaro e drammatico, ma anche grottesco e comico, ironico e appassionato, questo romanzo di Giuseppe Pontiggia racconta in prima persona il rapporto di un padre con un figlio disabile, la stupidità e l'incubo di una vana ricerca della normalità. Il padre, un giovane insegnante, mette a nudo le proprie oscillazioni tra responsabilità e fuga nei rapporti affettivi e nella vita interiore. 

 

Il suo insegnamento al figlio, dalla nascita alla adolescenza, si trasforma progressivamente nell'apprendimento di un'arte del vivere che il figlio scopre per sopravvivere alla minorazione. Intorno a questo asse del racconto si muove una folla di personaggi che incarnano le reazioni spesso sconcertanti di fronte allo "sconcerto" dell'handicap: medici impreparati e cinici, presidi ricattatori, congiunti temibili, Centri di recupero nonché di nevrosi; ma non mancano esempi di sconfinata dedizione (la moglie del narratore) e solidarietà altruistica (la maestra elementare e la psicologa) che smentiscono la tendenza diffusa a ignorare o svalutare l'azione del bene.

 

I bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all'amore e alla intelligenza degli altri. Ma questa rinascita esige anche negli altri un cambiamento integrale nei confronti dell'handicap: un limite fisico o mentale che, direttamente o indirettamente, prima o poi, ci coinvolge tutti. E ce impone la sfida più importante, ossia la consapevolezza e l'accettazione del limite stesso.

 

Il romanzo alterna dialoghi di immediatezza rivelatrice a riflessioni inesorabili, avvicenda avventurosi salvataggi in mare a luminosi viaggi mediterranei tra mito, turismo e disabilità, intreccia capitoli paradossali sulle nostre preghiere a ritratti di forte chiaroscuro.

 

L'esperienza umana dello scrittore, il cui figlio è disabile, di certo ha arricchito di emozioni Nato due volte, non perché vi siano trasferiti elementi autobiografici spiccioli, quanto per la capacità di penetrazione nella psicologia del protagonista-narratore, il padre del ragazzo malato, e per la conoscenza di tutti gli ostacoli e le difficoltà, soggettivi e oggettivi, che una famiglia in questa situazione trova davanti a sé.

   

 

 

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