Il suo insegnamento al figlio, dalla
nascita alla adolescenza, si trasforma
progressivamente nell'apprendimento di un'arte del
vivere che il figlio scopre per sopravvivere alla
minorazione. Intorno a questo asse del racconto si
muove una folla di personaggi che incarnano le
reazioni spesso sconcertanti di fronte allo
"sconcerto" dell'handicap: medici
impreparati e cinici, presidi ricattatori, congiunti
temibili, Centri di recupero nonché di nevrosi; ma
non mancano esempi di sconfinata dedizione (la moglie
del narratore) e solidarietà altruistica (la maestra
elementare e la psicologa) che smentiscono la tendenza
diffusa a ignorare o svalutare l'azione del bene.
I
bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono
due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la
seconda è una rinascita affidata all'amore e alla
intelligenza degli altri. Ma questa rinascita esige
anche negli altri un cambiamento integrale nei
confronti dell'handicap: un limite fisico o mentale
che, direttamente o indirettamente, prima o poi, ci
coinvolge tutti. E ce impone la sfida più
importante, ossia la consapevolezza e l'accettazione
del limite stesso.
Il romanzo alterna dialoghi di
immediatezza rivelatrice a riflessioni inesorabili,
avvicenda avventurosi salvataggi in mare a luminosi
viaggi mediterranei tra mito, turismo e disabilità,
intreccia capitoli paradossali sulle nostre preghiere
a ritratti di forte chiaroscuro.
L'esperienza umana
dello scrittore, il cui figlio è disabile, di certo
ha arricchito di emozioni Nato due volte, non
perché vi siano trasferiti elementi autobiografici
spiccioli, quanto per la capacità di penetrazione
nella psicologia del protagonista-narratore, il padre
del ragazzo malato, e per la conoscenza di tutti gli
ostacoli e le difficoltà, soggettivi e oggettivi, che
una famiglia in questa situazione trova davanti a sé.