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Sono gli anni
cinquanta e mentre ruba in una vigna un grappolo di
schizzozibibbo Lupetto, così lo chiamano, vede un
uomo, alto come una nuvola, con una barba immensa e un
cane vecchio al suo fianco. Un dio? Una divinità
pagana grande e sozza come un letamaio che gli regala,
per tutta la vita, una facoltà meravigliosa: un
orologio interno, anzi un orobilogio che gli consentirà
di correre avanti nel tempo, di vedere quello che
accadrà nel mondo e insieme di vivere il suo tempo,
quello della sua vita e quello scandito dal normale
orologio.
Così Lupetto diventa Saltatempo, cresce
bislacco e distratto, mentre il paese dove vive va
cambiando e l'orobilogio con i suoi giri improvvisi e
vorticosi prospetta il tempo che verrà. Dalla guerra
partigiana al Sessantotto: è il tempo dell'Italia che
cambia, dei paesi che perdono la loro identità per
diventare centri di svincoli autostradali, è il tempo
del consumismo che avanza, della trasformazione della
politica e del mondo.
Romanzo
di formazione in cui le vicende personali del
protagonista si intrecciano a quelle di un paese e di
una nazione, Saltatempo è una storia poetica,
raccontata con irresistibile umorismo e nello stesso
tempo una singolarissima storia della società
italiana. Perennemente in bilico tra presente, passato
e futuro, la narrazione spazia abilmente tra ricordi e
prospettive.
Sul piano della fantasia lo sguardo di
Benni si muove con ironia e disincanto, creando
personaggi e fatti surreali, le sue parole non
potrebbero levare un monito più realistico e accorato
di fronte alla trasformazione del mondo di oggi e al
consumismo imperante. Difficilmente la lettura di un
libro lascia tanta commozione, un retrogusto di
malinconia dolcissima e una nostalgia per un'infanzia,
non così lontana negli anni, ma lontanissima nel
tempo.
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