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Tale e quale

(di Luciano De Crescenzo - Mondadori 2001)

 

 

A Roma, nella casa dove vive da anni, Luciano De Crescenzo scopre, dietro una libreria, una porta bianca e screpolata di cui ignorava l'esistenza. Incuriosito, la abbatte e si trova in una stanza di venti metri quadrati, arredata con un lettino, un tavolo, quattro sedie e un armadio. Là prende l'abitudine di rintanarsi ogni volta che desidera rimanere solo.

 

Finché una sera si accorge di un fenomeno inatteso: in quella stanza il tempo non passa. La cosa è strana ma, a pensarci bene, non è almeno altrettanto strano quello che accade nel mondo a noi familiare, e cioè che il tempo passi?

 

Se, tutti insieme, i libri di De Crescenzo possono essere considerati un "dialogo filosofico" ramificato e ininterrotto, che ha luogo quasi sempre all'aperto, in Tale e quale gli interlocutori sono solo due - il protagonista e il suo Alter Ego - e la loro lunga conversazione si conclude, nelle ultime pagine, con una sorta di "viaggio agli inferi", nel ventre di una Napoli underground.

 

Siamo davanti a un dialogo dell'autore con se stesso, che è anche un viaggio tra le ombre; ed è straordinario come neanche in questa discesa, o "catabasi" come dicevano i greci, De Crescenzo smarrisca la sua grazia aerea, l'affabilità e quel sorridente amore per la vita che l'ha fatto amare, negli anni, da un così gran numero di lettori.

 

 

 

 

 

 

 

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