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Nell'introduzione al libro lo stesso
King spiega le ragioni del suo amore per il racconto:
«Ho venduto il mio primo racconto a ventuno anni –
scrive King. – È da molto tempo che per me la
pratica della scrittura non è più una novità ma non
per questo ha perso il suo fascino. Nel corso degli
anni ho continuato a scrivere racconti, in parte perché
di tanto in tanto mi vengono ancora in mente idee
interessanti – e in parte perché questo è il mio
modo di affermare, perlomeno a me stesso, che non mi
sono venduto, come forse pensano i miei critici più
severi». Da vero cultore del genere, King riconosce
che esistono «idee splendidamente concise» per cui
è ideale la forma del racconto; idee che «chiedono
di essere espresse in tremila parole, forse anche
novemila, quindicimila al massimo».
Ecco
allora in questo libro una sequenza di riusciti quadri
narrativi in cui l'angoscia e il senso del macabro
convivono con l'ironia, la volontà di stupire e un
pizzico di malinconia. Le storie ruotano attorno a
spunti originali o a temi tradizionali della narrativa
horror, ravvivati da uno stile unico e inconfondibile.
Dalla scampata autopsia ad un "impotente"
morto apparente alla vicenda del viaggiatore sull'orlo
del suicidio che ama trascrivere e collezionare i
graffiti metropolitani; dall'incontro ravvicinato con
l'entità demoniaca alle trame dell'adolescente
ombroso che abita nella casa accanto, quattordici «pezzi
unici» pazientemente lavorati nella bottega di un
vero artigiano del genere. Non
regalate animali, non comprate nulla alle svendite da
cortile, non inimicatevi l'adolescente ombroso della
casa accanto e, soprattutto, sappiate che tutto è
fatidico.
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