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Acque morte

(di W. Somerset Maugham - Adelphi 2001)

  

 

«Che schifo, la vita. Fai una cosa senza pensarci due volte, e poi la paghi da scoppiarti il cuore» - leggiamo a un certo punto di questo romanzo - e subito pensiamo a Somerset Maugham quale appare nei grandi film MGM tratti dai suoi libri.

 

Interpretato da un Herbert Marshalll claudicante e irrimediabilmente blasé, era sempre in scena, a reggere i fili dei personaggi e a muovere la trama che via via si dipanava, aggiungendo ogni tanto una qualche ominosa sentenza.

 

In Acque morte, il romanzo perfetto di Maugham, il medesimo ruolo viene affidato al dottor Saunders, magnifica figura di reietto delle isole. Questo medico drogato, radiato dall'Albo, a suo agio "solo nella futilità", guida per piccoli tocchi, fingendo di assistervi impassibile, una vicenda di amore, di fuga e di morte che lascia spossati o come una febbre tropicale.

 

Ed è lui a farci attraversare questo monsone romanzesco, avvolgendoci nei fumi del suo stesso oppio fin quando fatti e moventi, un momento prima sconosciuti, improvvisamente non diventano «chiari come i disegni geometrici del quaderno di un bimbo - quadrati, rettangoli, cerchi, triangoli».

 

è questo un romanzo che può rientrare nell'ambito dei classici contemporanei, un romanzo che immediatamente rievoca al lettore film americani anni Cinquanta, in cui il paesaggio crea suggestioni e atmosfere e il protagonista è un uomo che fugge dalla civiltà e dall'angoscia per cercare la pace in questa natura incorrotta.

  

   

 

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