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Tra un pò la ragazza si alzerà, e lui la
seguirà fino al bar della biblioteca, dove scambierà con lei
le prime parole. Le dirà che è svizzero e che sta scrivendo un
libro sui treni di lusso americani. Saprà che lei si chiama
Agnes, è americana, studia fisica e suona il violoncello. Il
suo divertito cinismo la stuzzicherà talmente che si rivedranno
spesso.
Un giorno, però, Agnes gli chiederà: «Perché non
scrivi una storia su di me»? «Così so cosa pensi veramente».
Lui lo farà e, nove mesi dopo, sarà costretto ad annotare: «Agnes
è morta, l'ha uccisa un racconto.
Di lei non mi è rimasto
nulla, se non questo racconto». Accolto al suo apparire nei
paesi di lingua tedesca con entusiasmo dalla critica, Agnes
può essere letto come un romanzo sulla gioventù che cerca
disperatamente di comunicare o soltanto di sopravvivere in un
mondo che non tollera gli esseri più fragili, o più lucidi;
oppure come un racconto sull'epoca dell'informazione totale, in
cui il dominio incontrollato dei media toglie ogni residua
concretezza alla vita; o, infine, come una semplice e bella
storia d'amore tra giovani Werther del Duemila.
Quello che più
colpisce è la lingua di Peter Stamm: una lingua essenziale,
priva di ogni immagine superflua e di ogni allusione
psicologica. Una lingua che descrive lucidamente, senza alcun
pathos, il male di vivere e la difficoltà d'amare del nostro
tempo.
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