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Andante
con tenerezza, l'ultimo libro di Laura Mancinelli, è il
primo in cui l'autrice si cimenta con l'autobiografia. Genere
difficile, soprattutto per chi ha sempre preferito prestare la
propria voce ad abati del passato, a docenti universitari o a
parroci di montagna; così difficile che, per vincere il proprio
riserbo a raccontarsi, la scrittrice a volte si guarda da fuori,
e si riferisce a se stessa in terza persona.
Altre
volte, però, l'«io» riprende la parola, ed è in questo
calibrato intreccio fra partecipazione e distacco, fra
commozione e autoironia, che si rivela un'esistenza piena e
ricca. Piena e ricca di affetti, dal padre che, in tempo di
guerra, non esitava ad attraversare la città sotto venti chili
di salumi per sfamare la sua famiglia, al nipotino che passa
un'intera notte a cercare di far uscire la zia rimasta chiusa
nel bagno; piena e ricca di incontri, da Tazio Nuvolari che
restituisce alla piccola Laura un pattino finito nel suo
giardino, a Raskolnikov, geniale e strampalato pianista; piena e
ricca di viaggi, dalla Sardegna a Vienna, da Mantova a Venezia;
piena e ricca di dolori, dalla morte improvvisa della madre a
quella precoce del compagno.
Senza
perdere il senso della misura ma anche senza reticenze, Laura
Mancinelli mette a nudo se stessa: e quegli affetti, incontri,
viaggi e dolori animano una narrazione condotta sempre con
umorismo e lievità di scrittura, ma anche addolcita dalla
poesia; e basterebbero a testimoniarlo le pagine in cui
l'autrice descrive il silenzio di una nuotata, o i giochi di uno
scoiattolo - o, semplicemente, la preparazione di una parmigiana
di melanzane, squisita anche per le formiche di un lontano
picnic al parco cittadino.
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