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Arrivederci amore, ciao

(di Massimo Carlotto - E/O 2001)

 

 

In Sud America, il protagonista del romanzo è incaricato dalla guerriglia di giustiziare un suo amico, colpevole di molestie sessuali sui prigionieri. Esegue l'ordine senza nessuno scrupolo: sta solo pensando a come uscire da una pericolosa militanza rivoluzionaria che non lo interessa più.

 

Era finito lì, nella giungla, perché ricercato in Italia per aver ucciso un metronotte durante la lotta armata, negli anni Settanta. Per rifarsi una vita, "vende" i suoi ex compagni in cambio di uno sconto di pena e quando esce di galera fa una rapida carriera, compiendo azioni criminali di ogni tipo.

 

Carlotto descrive l'ambiente dell'esilio latinoamericano, dove ancora vivono molti europei sfuggiti alla giustizia tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta: reduci del terrorismo spesso incapaci di rifarsi una vita normale che si trascinano tra fallimenti e infelicità.

 

Tratteggia poi il clima delle carceri italiane di questi anni e di quell'ambiente criminale del nord-est mutato con l'immigrazione massiccia dell'ultimo decennio. Pur percorrendo sempre un genere letterario coerente, l'autore affronta di volta in volta nuovi temi per i suoi romanzi. Passato dalla mafia del Brenta alla drammatica storia dei desaparecidos argentini, al traffico internazionale di droga (spesso supportato dal suo personaggio preferito: un detective soprannominato l'Alligatore) ora approda al terrorismo.

 

Un tema non facile, delicato e spinoso perché coinvolge interessi politico-economici che arrivano al cuore dello stato. La parabola dell'ex terrorista senza principi rappresenta il percorso di quegli individui che hanno tradito le aspirazioni e i sogni solo per l'interesse personale.

 

 

 

 

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