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Era
finito lì, nella giungla, perché ricercato in Italia per aver
ucciso un metronotte durante la lotta armata, negli anni
Settanta. Per rifarsi una vita, "vende" i suoi ex
compagni in cambio di uno sconto di pena e quando esce di galera
fa una rapida carriera, compiendo azioni criminali di ogni tipo.
Carlotto
descrive l'ambiente dell'esilio latinoamericano, dove ancora
vivono molti europei sfuggiti alla giustizia tra la fine degli
anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta: reduci del
terrorismo spesso incapaci di rifarsi una vita normale che si
trascinano tra fallimenti e infelicità.
Tratteggia
poi il clima delle carceri italiane di questi anni e di
quell'ambiente criminale del nord-est mutato con l'immigrazione
massiccia dell'ultimo decennio. Pur percorrendo sempre un genere
letterario coerente, l'autore affronta di volta in volta nuovi
temi per i suoi romanzi. Passato dalla mafia del Brenta alla
drammatica storia dei desaparecidos argentini, al traffico
internazionale di droga (spesso supportato dal suo personaggio
preferito: un detective soprannominato l'Alligatore) ora approda
al terrorismo.
Un
tema non facile, delicato e spinoso perché coinvolge interessi
politico-economici che arrivano al cuore dello stato. La
parabola dell'ex terrorista senza principi rappresenta il
percorso di quegli individui che hanno tradito le aspirazioni e
i sogni solo per l'interesse personale.
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