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Atlante di geografia umana

(di Almudena Grandes - Guanda 2001)

 

 

Atlante di geografia umana, l'ultima opera della scrittrice spagnola Almudena Grandes, mostra una straordinaria maturità narrativa. Protagoniste sono quattro donne che lavorano a un atlante di geografia in fascicoli. 

 

Sono un gruppo eterogeneo, ma hanno tutte, chi più chi meno, intorno ai quarant'anni e stanno vivendo un momento delicato dell'esistenza: Marisa è insoddisfatta del proprio aspetto e spaventata dall'amore; Rosa, grazie a una passione sfortunata, trova la forza di rinunciare a un matrimonio sfibrato; Fran ritrova la confidenza con il proprio compagno e scopre che cosa le manca veramente; Ana si tuffa impavida in un rapporto con un uomo sposato.

 

Mentre sono immerse nel loro lavoro, le donne si raccontano le proprie vite, gli amori, le delusioni, le piccole grandi conquiste e la loro insoddisfazione. La praticità, grande qualità femminile, il coraggio e la tenacia sono le caratteristiche peculiari di tutti e quattro questi personaggi: i racconti, fatti in prima persona, delle singole storie con le relative sconfitte, non mostrano mai la resa davanti alle difficoltà, ma neppure confusione, incertezza e smarrimento, quanto piuttosto la caparbia volontà di mantenere aperta la speranza, l'idea costante dell'imprevedibilità della vita, la possibilità di un cambiamento inaspettato e felice.

 

Nota caratteristica del romanzo è l'autoironia con cui le quattro "mature ragazze" parlano di se stesse, del loro aspetto fisico, dei loro dolori, dei loro amori: forse questa è la grande salvezza delle donne, di tutte le donne, saper sorridere di sé e non prendersi troppo sul serio e dare sempre legittimità a un briciolo di follia, pur essendo paurosamente razionali. Quello che ne esce è un maestoso lavoro di ingegneria sentimentale, un atlante sì, ma di geografia umana e, soprattutto, di geografia femminile in cui si ritrova un'intera generazione di donne.

 

 

 

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