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Perché
quando si entra in una sala da ballo, sia pure in quel breve
arco di tempo e in quel luogo circoscritto, ci si esibisce, ci
si confronta, ci si mette alla prova, cercando di brillare e di
dare il meglio di sé, senza rivelarsi troppo e subito, in una
sorta di manipolazione giocosa e innocua.
Quello
che conta è mantenere tutto su un piano di sostanziale
non-compromissione, consentendo tuttavia a sé e agli altri lo
spunto per una prosecuzione. Si impara molto in balera; si
impara a conoscere se stessi, a fidarsi e a diffidare, a
osservare e a essere osservati, a osare e a ritirarsi al momento
giusto.
Tra
descrizioni di ambienti, considerazioni e ricordi personali,
consigli per l'uso, chi non frequenta più i locali da ballo
ritroverà in queste divertenti pagine un'atmosfera amata. Il
saggio, che si rivolge a vari tipi di lettori, è serio e
leggero nello stesso tempo (in fondo come dovrebbe essere ogni
buon ballerino) e soprattutto fa sorgere una gran curiosità di
sperimentare di persona l'avvincente passione della danza.
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