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A cominciare dalla famiglia (zie timorate di
Dio che scappano con il circo; cugine che da
pescivendole si trasformano in pesci). Per proseguire
con la scuola: Frate Reynolds, che è lettore coatto
di Wilde e deve aver fatto suo il motto che «ogni
uomo uccide le cose che ama», lo applica ai suoi
amati studenti che riempie di bastonate.
Per fortuna a
istillare il piacere della lettura c’è il signor
Goldman, l’ebreo che vive in una casa così piena di
libri che non c’è più spazio per i mobili. Anche
il lavoro dà poche soddisfazioni. L’esperienza come
fattorino di macelleria finisce all’ospedale e
quella al mattatoio termina il primo giorno di lavoro.
Per fortuna va un pò meglio come aiuto capo
proiezionista al pidocchioso cinemino locale.
Sarà lì
che Patrick troverà anche l’amore (per Ann Sheridan,
che sposerà così segretamente che neanche lei lo
saprà mai). Forse
non è tutto vero in questo "amarcord"
irlandese in cui a tratti il racconto autobiografico
ha l’atmosfera stralunata del sogno.
Ma, come spiega
Galvin, un poeta è per definizione un uomo che
racconta bugie – solo che lo fa con poche parole e
con stile. E Patrick Galvin, anche quando scrive in
prosa, è un poeta di grande stile. |