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Cavatina

(di Bernard Simeone - Bollati Boringhieri 2001)

 

 

Un uomo, critico musicale, si chiude in un garage, nell'anonima periferia di una città francese, per ascoltare l'edizione completa dei quartetti per archi di Beethoven. La musica lo invade con la sua ossessione: una Torino intensa, per certi versi dolorosa, ma anche accattivante, quasi una figura umana, un volto su cui il tempo 

 

sta lavorando senza pietà e inforndendo nel narratore un senso di colpa e di tradimento, indissolubilmente legato a una figura di donna.

 

Cavatina è un racconto in cui quattro motivi - Torino, la donna, la musica e il tempo - s'intrecciano e si fondono tanto da diventare indistinguibili, mentre su tutto si insinua l'idea del limite. Simeone descrive le vie, le piazze, i portici, i muri, le scritte sui muri, i negozi e le persone con estrema precisione, riuscendo però a conservare in ogni presenza descritta l'anonimato della figura mentale.

 

I movimenti della storia che si ricompone a poco a poco secondo gli impulsi della memoria sono portati alla mente e sulla pagina dai movimenti della musica che l'uomo ascolta per l'intera durata del libro. E questa storia è l'autoritratto di un'anima che si compie, si conclude, dalla fascinazione all'amore, dall'idolatria alla lucidità.

 

La complessità del romanzo, la cupa tensione emotiva che lo pervade esplodono, come avviene nella musica, in momenti luminosi: è come se le parole trascrivessero e razionalizzassero quelle emozioni che solo i suoni hanno saputo far emergere.

 

 

 

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