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Color lucciola

(di Chiara Gamberale - Marsilio 2001)

  

 

Chiara Gamberale ha esordito giovanissima, nel 1996, riscuotendo immediatamente i favori della critica. Nel suo primo romanzo ha raccontato, con riferimenti dichiaratamente autobiografici, la dolorosa lotta contro i disturbi alimentari, che tormenta un numero sempre maggiore di ragazze e giovani donne. 

 

In Color lucciola la sua capacità narrativa rimane innegabile, mentre l'impalcatura della storia si fa ancor più solida e sicura. Aleté, con la sua strana bellezza, porta con sé un dono maieutico che somiglia pericolosamente ad una maledizione: la sua sola presenza evoca la verità, aiuta i tormentati, i dubbiosi, i reticenti a dire la verità su se stessi e sugli altri. 

 

Confidando in questa virtù arcana, due genitori le chiedono di aiutare il figlio Paolo/Orfeo la cui intelligenza si è chiusa da tempo in un silenzio scontroso e misterioso. In realtà Paolo/Orfeo è uno scrittore e sta finendo un romanzo. Dal momento in cui Aleté gli si avvicina, nasce un gioco affascinante di parallelismi fra vicende vere e vicende raccontate, fra personaggi d'invenzione (Sofia e Ruggero) e personaggi reali, Aleté e Orfeo. 

 

Un complesso rapporto tra le varie figure sfocia in un dramma finale (non è possibile strappare alle tenebre l'amato senza un sacrificio rituale) che è sia tragedia che commedia, come nella migliore tradizione classica.

 

Forse da un'autrice di ventiquattro anni potremmo aspettarci una maggior ricerca linguistica, ma anche questa è quasi certamente una scelta. Meglio una narrazione piana e un linguaggio tradizionale e sicuro per spingere sul pedale del sentimento più che su quello della ricerca e della sperimentazione.

 

 

 

 

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