|
Nelle
sue pagine il noir perde qualsiasi coloritura
romanticheggiante o redentrice, nulla oltre un
naturalismo spietato a descrivere un mondo dove la
rabbia irrigidisce il dito sul grilletto e ogni fuga
appare illusoria, quando non decisamente
terrorizzante. Il mondo osservato con gli occhi di Max
Dembo, che esce da una prigione dopo otto anni di
orrori che non riusciamo neanche a immaginare e tenta
inutilmente di inserirsi nella vita «normale» di Los
Angeles, non ha infatti alcun romanticismo: è uno
spietato campo di caccia, dove puoi essere solo preda
o cacciatore.
Eppure,
se la città buona non mi vuole, si dice Max Dembo,
nervi saldi. Teniamo duro. L'imperativo è redimersi.
Anche se i soldi facili sono lì, a portata di mano.
Anche se il tuo orgoglio non ce la fa a sopportare
altre umiliazioni. E la suspense cresce, fino a che
un'altra verità si rivela a Dembo: per uno come lui
è la città «buona» che è sbagliata, che genera
insopportabile ansia, il crimine è l'unica
paradossale sicurezza.
Vero
maestro di uno stile asciutto, impietoso, portatore di
uno sguardo lucido che svela il meccanismo sociale
senza compiacimento alcuno, ma con autentica maestria
narrativa, Bunker con questo romanzo conferma la sua
grandezza di scrittore. |