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Come una bestia feroce

(di Edward Bunker - Rizzoli 2001)

 

 

Edward Bunker, fra tutti gli scrittori americani di noir, è quello con la biografia più maledetta. Condannato un paio di volte per crimini di varia natura, ha riscoperto in carcere la vocazione dello scrittore. I suoi romanzi sono viaggi senza protezione nel mondo della criminalità quotidiana.

 

Nelle sue pagine il noir perde qualsiasi coloritura romanticheggiante o redentrice, nulla oltre un naturalismo spietato a descrivere un mondo dove la rabbia irrigidisce il dito sul grilletto e ogni fuga appare illusoria, quando non decisamente terrorizzante. Il mondo osservato con gli occhi di Max Dembo, che esce da una prigione dopo otto anni di orrori che non riusciamo neanche a immaginare e tenta inutilmente di inserirsi nella vita «normale» di Los Angeles, non ha infatti alcun romanticismo: è uno spietato campo di caccia, dove puoi essere solo preda o cacciatore.

 

Eppure, se la città buona non mi vuole, si dice Max Dembo, nervi saldi. Teniamo duro. L'imperativo è redimersi. Anche se i soldi facili sono lì, a portata di mano. Anche se il tuo orgoglio non ce la fa a sopportare altre umiliazioni. E la suspense cresce, fino a che un'altra verità si rivela a Dembo: per uno come lui è la città «buona» che è sbagliata, che genera insopportabile ansia, il crimine è l'unica paradossale sicurezza.

 

Vero maestro di uno stile asciutto, impietoso, portatore di uno sguardo lucido che svela il meccanismo sociale senza compiacimento alcuno, ma con autentica maestria narrativa, Bunker con questo romanzo conferma la sua grandezza di scrittore.

 

 

 

 

 

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