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Destino

(di André Brink - Feltrinelli 2001)

 

 

Molte opere tradotte in italiano di questo autore inglese, trasferitosi ormai da tempo vicino a Verona, avevano la leggerezza e l'ironia di tanta parte della tradizione letteraria inglese. Così quest'ultimo romanzo appare davvero scioccante. I protagonisti di questo libro sono una frase e 72 ore.

 

La frase, ipnotica quanto spietata, è quella che annuncia a Chris Burton, giornalista inglese da anni trapiantato in Italia, il suicidio del figlio schizofrenico Marco, chiuso a Torino in una casa di cura specializzata in malattie psichiche.

 

Le 72 ore sono quelle immediatamente successive, spese da Burton nel tentativo di ricomporre le schegge di una mente sconvolta dal lutto e i brandelli di un'Italia non meno frantumata. Dopo aver passato anni a riflettere sulla prevedibilità, Burton si trova urtato da qualcosa di imprevisto e orribile. E di conseguenza dalla rocciosa parola - destino - che d'ora innanzi racchiuderà la sua vicenda.

 

Un libro drammatico e denso di angoscia, condotto con grande abilità dall'autore che proprio nella freddezza e nel distacco, sa creare un effetto emotivamente intenso, così come sa ben miscelare l'analisi intimistica e il giudizio storico osservando come è lo sguardo che unifica, non tanto quello che si osserva.

 

Sprofondato in un flusso di pensieri lucido e febbrile, il lettore vivrà insieme al protagonista, attimo dopo attimo, l'incubo di quelle settantadue ore, e l'esperienza, fatale e liberatoria, di chi si trova paradossalmente confrontato al proprio destino.

  

 

 

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