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Diavoli

(di Paolo Nori - Einaudi 2001)

  

 

Dopo Le cose non sono le cose, Bassotuba non c'è e Spinoza un altro romanzo di Paolo Nori. Uguale ai precedenti, con la stessa lingua, gli stessi personaggi, lo stesso protagonista, la stessa città, la stessa casa, lo stesso gatto di prima. Diavoli è il romanzo delle tentazioni di Learco, che proprio sulla soglia di un modesto Paradiso sta per sprofondare nell'abisso. 

 

Può discendere veramente agli inferi, fare carriera alla rovescia: scendendo. Questo gli hanno promesso le potenze infernali, apparse nella sua stanza. Learco ha la possibilità dunque di scatenarsi senza alcun freno, verso chiunque gli capiti a tiro, esercitando il suo potere diabolico di dividere, disordinare, imbrogliare, calunniare. 

 

Un ritmo narrativo particolare, intenso, avvolte travolgente e talora più stanco, ma sempre poetico con giochi di parole, trascrizioni letterali di un "parlato" non usuale e domande serrate. Non ci sono fatti straordinari nelle pagine di Diavoli

 

C'è la voce del protagonista e quella dei suoi interlocutori, c'è il pensiero e l'esperienza quotidiana, ci sono i sentimenti, molti dei quali negativi. Perché Learco è incaricato da Satana di creare dissapori, calunniare e dare origine al caos. Un caos che si evidenzia nella narrazione, volutamente eccessiva, "indiavolata".

 

Il lavoro di Paolo Nori non sempre è lineare, ma è senza dubbio originale, diverso e nuovo. I critici gli imputano una certa ripetitività romanzo dopo romanzo. È comunque interessante leggerne almeno uno per capire quale strada sta percorrendo un autore che non si è adagiato sulla tradizione narrativa, ma ha voluto sperimentare nuovi percorsi.

   

 

 

 

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