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Domenica sera

(di Marco Drago - Feltrinelli 2001)

  

 

Domenico Bois è un bell'uomo, un quarantenne (quarantaduenne) un pò rinsecchito e "rammendato", che campa lungo la coda dell'occhio del mondo. La sua "fidanzata", Bella Danasio di Asti è una ragazza della media borghesia, con una famiglia quasi regolare (in più una nonna tenace, truccatissima e con una pettinatura alta 27 centimetri) e tanti amici che vivono con lei, studenti un pò strafatti, un pò bohémien.

 

In questo giro Domenico Bois (che quando sorride assomiglia un pò a Paul Newman) è tollerato, quasi rispettato, quasi amato. Proprio lui: un essere periferico della metropoli, un piccolo sabotatore del sistema normale di vita, sovrastato ormai dall'iguana degli impasticcati, un'iguana secca, lenta, ma mortale.

 

Marco Drago racconta la sua storia all'interno di un mondo pieno di contrasti. Dalla Liguria al Piemonte, dalla realtà privilegiata, razionale e superficiale dei ricchi borghesi "d'età", a quello sballato e privo di certezze dei giovani, in cui "si drogano tutti, ci droghiamo tutti, chi più chi meno" e in cui proprio la droga diventa un collante sociale che cancella barriere economiche e culturali.

 

Malgrado l'ironia, dietro le pagine di Drago si nasconde un universo tragico con cui il quarantenne Domenico, non più così giovane da avere l'alibi di non capire, dovrà fare inevitabilmente i conti. C'è un mondo così, dice Marco Drago. E forse è il mondo più mondo che c'è.

  

 

 

 

 

 

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