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Eco: due o tre cose che so di lui 

(di Roberto Cotroneo - Bompiani 2001)

 

 

Questo saggio parte da un luogo comune. Quello per cui i romanzi di Umberto Eco sarebbero costruiti su complesse alchimie intellettuali, su di un uso freddo della narrativa, inevitabile per un semiologo abituato ad analizzare i libri altrui secondo parametri e schemi teorici codificati.

 

Roberto Cotroneo dimostra che tutto questo è falso e svela che il rapporto tra autore e romanzo è molto più stretto di quanto si pensi. Solo che è sapientemente celato, nascosto da un sistema di rimandi che fa di Eco un narratore fortemente diffidente, come se avesse una sorta di pudore narrativo.

 

La posizione di lettore colto, non preclude a Cotroneo l'indicazione data al vasto pubblico di non sperimentarsi a tentare una gara di erudizione con Eco che, a parte la difficoltà della competizione, provocherebbe una sicura perdita d'interesse, una freddezza e un distacco inopportuni quando si affronti un romanzo. Infatti è facile intuire nel saggio una specie di "amore" che non è sudditanza, ma la consapevole accettazione della seduzione operata dal maestro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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