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Inizia così l'avventura del marchesino,
coinvolto, suo malgrado, nella terribile e sotterranea
contesa tra gesuiti e domenicani, spalleggiati
rispettivamente dal duca Gregorio di Elinunte e da don
Arcangelo Tascio. Sarà Agatina, l'amante di don
Giulio che, delusa nelle sue attese dal nuovo amore
per Matilde, innescherà la faida che porterà allo
scontro cruento.
Giacarandà,
un albero e delle foglie in copertina: Jacaranda, un
genere di piante arboree abitualmente dette
palissandri brasiliani. Due di questi alberi (veri e
propri patriarchi verdi) avevano dimora nel parco
della Villa comunale di Taormina, ma sono stati
abbattuti negli anni Cinquanta, lo racconta l'autore
stesso in una breve nota prima del testo.
Il loro nome
è allegro, brillante, incuriosisce e invoglia a
scoprirne le "radici". Forse per questo
motivo, oltre che per una evidente passione per tali
piante, l'autore ha scelto questo titolo e ne ha
ricercato le origini che si ramificano nel 1747,
proprio nella zona di Taormina, naturalmente.
Un
romanzo storico, ma estremamente moderno nella forma
narrativa e trascinante nel serrato evolversi dei
fatti, che vedono protagonisti uomini e donne di metà
Settecento che si destreggiano tra ripicche amorose e
lotte di potere, proprio come oggi.
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