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Sono
queste le parole che Arundhati Roy dedica a una sua
amica e che riassumono perfettamente lo spirito, la
sensibilità, l’intelligenza critica e il dolore del
cuore che attraversano le pagine di Guerra è pace.
Pagine dedicate agli ultimi eventi che hanno sconvolto
il mondo intero: l’attacco dell’11 settembre alle
Twin Towers di New York e la risposta americana del 7
ottobre che «ha oscurato l’Afghanistan».
Ma la sua
voce forte, polemica, piena di rabbia ma anche di
compassione per le vittime, di qualunque bandiera e
religione, si leva anche per condannare in modo lucido
e documentato i rischi della globalizzazione
dell'economia mondiale; della privatizzazione delle
risorse energetiche; del divario tra Oriente e
Occidente; della guerra nucleare che avrà un solo
nemico, la terra stessa i cui elementi – l'aria,
la terra, il vento e l'acqua – «si volgeranno
tutti contro di noi. La loro collera sarà tremenda».
Infine Arundhati Roy (che in questi anni ha svolto
un'intensa attività politica, per la quale rischia
una pesante condanna da parte delle autorità indiane)
ci esorta a riprendere in mano il nostro futuro, a non
delegarlo agli esperti, ricordandoci che «tutti siamo
coinvolti perché esseri umani». |