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I Pitard

(di Georges Simenon - Adelphi 2000)

 

 

La scena del romanzo è insolita per lo scrittore: non Parigi, non la dolce campagna francese, non interni di appartamenti piccolo borghesi, ma il mare ed una nave, il Fulmine del Cielo. Protagonista del romanzo è il capitano Lannec che, dopo anni trascorsi su navi altrui, è riuscito finalmente ad averne una propria.

 

Per raggiungere questo obiettivo ha avuto bisogno dell'aiuto economico dei suoi suoceri, i Pitard, ricchi ma incapaci di un gesto generoso nei confronti di un genero che non ha un bel rapporto con la loro figlia Mathilde. Per questo sua moglie ha preteso di fare la prima traversata insieme a lui, nonostante non provi amore per lui e lo tradisca da tempo.

 

Il viaggio diventa quasi subito un incubo non solo per le liti, anche violente, che nascono tra i due, per quello che viene reciprocamente rinfacciato e per gli insulti che si lanciano, ma anche per una terribile tempesta che mette a rischio la sopravvivenza della nave stessa. Non c'è lieto fine, la vicenda si conclude tragicamente, come se nella vita non fosse possibile passare dal negativo al positivo, mentre è molto facile l'inverso.

 

Simenon romanziere è molto più amaro di Simenon giallista, come se quando la letteratura si accosta più da vicino alla realtà vedesse con maggiore chiarezza il dolore e la sconfitta degli uomini che percorrono ogni giorno i tortuosi sentieri dei sentimenti e delle emozioni. Mancano figure positive in questo romanzo, manca la soluzione che scioglie l'intrecci e dà una possibilità alla speranza.

 

La nota dominante è la pietà, come se la malvagità dei singoli trovasse una giustificazione nella sofferenza della loro vita e la ricerca del piacere non potesse che sfociare in nuovo dolore. Questo vale per Mathilde e per Lannec stesso che troppo tardi capisce di provare amore per la moglie, una povera donna colpevole solo di essere una Pitard.

  

 

 

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