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Per raggiungere questo obiettivo ha
avuto bisogno dell'aiuto economico dei suoi suoceri, i
Pitard, ricchi ma incapaci di un gesto generoso nei
confronti di un genero che non ha un bel rapporto con la
loro figlia Mathilde. Per questo sua moglie ha preteso di
fare la prima traversata insieme a lui, nonostante non provi
amore per lui e lo tradisca da tempo.
Il viaggio diventa
quasi subito un incubo non solo per le liti, anche violente,
che nascono tra i due, per quello che viene reciprocamente
rinfacciato e per gli insulti che si lanciano, ma anche per
una terribile tempesta che mette a rischio la sopravvivenza
della nave stessa. Non c'è lieto fine, la vicenda si
conclude tragicamente, come se nella vita non fosse
possibile passare dal negativo al positivo, mentre è molto
facile l'inverso.
Simenon
romanziere è molto più amaro di Simenon giallista, come se
quando la letteratura si accosta più da vicino alla realtà
vedesse con maggiore chiarezza il dolore e la sconfitta
degli uomini che percorrono ogni giorno i tortuosi sentieri
dei sentimenti e delle emozioni. Mancano figure positive in
questo romanzo, manca la soluzione che scioglie l'intrecci e
dà una possibilità alla speranza.
La nota dominante è la
pietà, come se la malvagità dei singoli trovasse una
giustificazione nella sofferenza della loro vita e la
ricerca del piacere non potesse che sfociare in nuovo
dolore. Questo vale per Mathilde e per Lannec stesso che
troppo tardi capisce di provare amore per la moglie, una
povera donna colpevole solo di essere una Pitard.
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