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In Italia ancora non
ne conosciamo la produzione, che include esclusivamente
thriller, perché Il seppellitore di bambole è il
primo romanzo tradotto nella nostra lingua, ma l'esordio
sembra essere quanto mai promettente. In un paese non ci
sono segreti. Odi mai sopiti, rivalità in amore, colpe del
passato ed errori del presente. Tutto è di pubblico
dominio; vizi e virtù di ciascuno salgono quotidianamente
sul banco degli imputati, giudici le malelingue.
Così non
è un segreto per nessuno che il figlio degli Schlösser,
Ben, un ragazzone di ventidue anni con il quoziente
intellettivo di un bambino, scorrazza giorno e notte per i
campi di granoturco, sempre munito di binocolo, pala
pieghevole e coltello, alla ricerca di cose perse o
abbandonate. Non è un segreto per nessuno che a Ben
piacciono soprattutto le bambole: ama farle a pezzi e poi
seppellirle chissà dove. Una passione insolita,
imbarazzante per i suoi genitori, ma da tutti tollerata.
Nessuno comunque lo ritiene pericoloso.
Fino all'estate del
1995. Quando, misteriosamente, una dopo l'altra, cominciano
a scomparire belle ragazze bionde. E la madre di Ben, Trude,
teme con ansia l'arrivo di ogni nuova notte, perché sempre
più spesso il figlio resta fuori sino all'alba e, anziché
mazzi di cardi e ossicini di topo, le porta «in dono»
brandelli di stoffa insanguinata. Il seppellitore di bambole
è un thriller psicologico in cui l'orrore assume i contorni
della quotidianità e la suspense cresce in modo
irresistibile sino al colpo di scena finale.
Petra
Hammesfahr riesce a ricreare alla perfezione l'atmosfera
claustrofobica di una piccola comunità e a descriverne la
paura nei confronti di tutto ciò che viene considerato «diverso»,
in un Paese, la Germania, che ancora si ritrova a fare i
conti con il suo passato più buio: gli anni del nazismo.
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