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Riusciranno
i due a riannodare i fili di una strana storia
d'amore, appena iniziata e subito inghiottita dalla
palude grigia della storia? Il fatto è che dopo una
così lunga assenza "i loro ricordi non si
somigliano". Crediamo che i nostri ricordi
coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo
di aver vissuto la medesima esperienza, ma è
un'illusione. D'altro
canto, che può fare la nostra flebile memoria?
Viviamo
sprofondati in un immenso oblio, e ci rifiutiamo di
saperlo. Solo coloro che, come Ulisse, tornano dopo
vent'anni alla natia Itaca possono contemplare da
vicino, attoniti e abbagliati, la dea dell'ignoranza.
Solo Kundera, fra gli scrittori di oggi, poteva
riuscire a trasformare temi vertiginosi come
l'assenza, la memoria, l'oblio, l'ignoranza in materia
romanzesca e orchestrare con essi una magistrale,
toccante polifonia.
Nella
sua appassionata trattazione Kundera tocca ancora una
volta temi profondi e impegnativi, ma lo fa con una
prosa lieve ed elegante, che riesce a trasfigurare
anche gli argomenti più gravi e dolorosi nella
materia di un indimenticabile romanzo. La lettura così
dà al lettore la sensazione di un'esperienza
arricchente, di un impegno intellettuale anche laddove
il messaggio non sia del tutto originale o
particolarmente profondo.
La
brillante scrittura dell'autore ceco favorisce una
lettura rapida e partecipe del libro, e permette sia
di avere uno strumento in più di comprensione del
nuovo mondo emerso dalla società dei Paesi dell'Est a
conclusione dell'esperienza socialista, sia di
fermarsi a riflettere su che cosa possa significare
per ognuno passato, patria, bisogni e speranze.
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