Harry è giustamente temuto per i suoi metodi
"convincenti" e per l'ira gelida,
controllata, alternata con attacchi di depressione. Ma
chi lo conosce non può negare che Starks possieda un
suo fascino magnetico, un cocktail di buon umore e
brutalità, maniere forti e un certo rozzo charme.
Arnott racconta l'ascesa e la caduta del gangster,
vista da cinque soci che ne descrivono, ciascuno a
proprio modo, la parabola.
Da queste cinque narrazioni
emerge una figura prepotente e contradditoria:
spietato e tenero con chi ama, disinvolto
nell'ambiente del crimine ma ansioso di legittimare la
sua posizione e trasformarsi in un rispettabile uomo
d'affari, Harry Starks è il perno di una strada dai
contorni epici, lo specchio di una Londra inedita e
pulsante di vita.
Arnott paragona la propria scrittura
allo stile di Hitchcock, così differente da quello di
Tarantino: creare paura e angoscia senza brutalità è
la cosa più importante e difficile da ottenere, ma è
quello che questo giovane scrittore ha cercato di
fare, utilizzando spesso anche l'ironia.
Così come
avviene nella black comedy, tipicamente
inglese, l'autore cerca di spegnere la tensione,
quando c'è il terrore che aleggia, con una risata,
pensando che la cosa più interessante nello scrivere
un libro, sia quello di spiazzare il lettore, non di
fargli leggere in sequenza quello che accade.