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La cattiveria

(di François Flahault - Marietti 2001)

 

 

Un saggio sulla cattiveria suscita  molta attrazione, ha un fascino sottile e un po' inquietante che esige che gli si dia almeno un'occhiata. E si incomincia a leggere: Flahault ha la capacità di aprire il volume con una introduzione che ci pone già nel centro della tematica e della riflessione sull'argomento in questione, la cattiveria.

 

Di fronte all'interrogativo sulla cattiveria, che cosa rispondere? Per capire in che modo nell'animo umano scatti la cattiveria la ragione non basta. è necessario entrare nel campo delle tensioni che hanno come posta in gioco il fatto stesso di esistere, di esistere con gli altri o contro gli altri.

 

Diventa così possibile rispondere a domande quali: in che senso l'odio è da preferirsi all'amore? Perché al cinema o nei libri amiamo le distruzioni, le uccisioni e i personaggi che incarnano la cattiveria in assoluto? E perché, tuttavia, ci è così difficile comprendere la cattiveria, quella degli altri e soprattutto la nostra?

 

Tutto il saggio ruota intorno al concetto che la cattiveria è dentro di noi e che, proprio per questo, non può essere estirpata. Vi si possono porre alcuni rimedi, degli argini, sia a livello personale che sociale, ma non si può pensare certamente di annullarla.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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